Terre d'ascolto

Terre d'ascolto

La qualità della nostra Vita è la qualità delle nostre relazioni, a cominciare da quella con sè.

Un luogo non luogo dove ascoltare, trovare, creare, confrontare, guardare, riflettere sul cammino straordinario che è la Vita.
Per ascoltarsi, crearsi, confrontarsi, guardarsi, riflettersi.
Per Amare ciò che è. Adesso. Incondizionatamente.

Passioni

RiflessioniPosted by Carlo 05 Jun, 2014 10:21:17

Stanotte facevo fatica a dormire, ero agitato, un pensiero continuava a girare nella mia testa, quando è così, lo scrivo e mi aiuta. Vorrei condividerlo con voi. La parola "passione", ci apre a vari significati, che in realtà dopo un certo percorso portano ad un unico traguardo: l'emozione. Unico vero carburante della nostra Vita. Per esempio, c'è la Passione amorosa, che "sentiamo" verso una persona, colpiti dall'attrazione fisica, intellettuale, empatica. Poi c'è quella che "sentiamo" verso uno sport, un oggetto, una scienza, l'arte, la cultura. Da quì nascono le grandi storie d'amore, i record memorabili, gli artisti che lasciano tracce indelebili, le scoperte che salvano vite e portano l'uomo nello spazio, le persone che ci stimolano a credere in un mondo migliore, etc...
La stessa emozione vive nelle persone che incontriamo ogni giorno, mia mamma è appassionata di lavoro a maglia e fa cose bellissime, la figlia della vicina che ha incontrato in riviera l'uomo della sua vita, il panettiere giovanissimo sotto casa che ha appena avuto una figlia splendida con una ragazza conosciuta a una festa, l'imprenditore appassionato di meccanica che si è inventato una nuova macchina per raccogliere le olive semplificando la vita di chi vive negli uliveti, il tizio che si allena ogni giorno per partecipare alla gara amatoriale di ciclismo, l'amica che scrive il libro per dare uno strumento ai giovani per trovare un lavoro, un'altra amica appassionata di fotografia che ha fatto la sua prima mostra in un oratorio, a modo proprio, molti di noi ha una passione che lascia un segno, più o meno profondo, nella propria vita e nel mondo.
Una delle mie passioni è la motocicletta, papà me la ha passta, tra le poche cose buone che da lui ho avuto in un tribolato rapporto che solo nella sofferenza ho capito quanto fosse importante.
Fin da bambino quegli oggetti a due ruote con un motore mi hanno affascinato, mi regalavano quella sensazione di libertà, di potenza, di esaltazione.
Indimenticabili le liti con mamma che non voleva nemmeno sentirne parlare, eppure era stata passeggera di papà anche nel viaggio di nozze. La paura di perdermi era troppo forte per lei, non riusciva a comprendere, allora e anche oggi, quanto e perchè fossi attratto da queste moto. Incomprensibile per lei cosa mi suscitavano, desiderio di evadere, di viaggiare, di scoprire un mondo del quale stavo appena cominciando a vederne i confini nascosti dietro casa. Con i soldi guadagnati nei lavoretti estivi ho acquistato il primo motorino e poi la prima moto "vera", orribile e un catorcio per tutto il resto del mondo, per me era bellissima. La prima vacanza in Puglia con la fidanzata di allora, ancora non era obbligatorio il casco, si girava con i pantaloni corti e improbabili occhiali da sole di finte imitazioni di marche famose. Rivedere quelle foto suscita tenerezza. Con l'inizio dell'attività lavorativa, ho potuto concedermi qualcosa in più, anzi molto di più. Sono uno dei fortunati che ha potuto permettersi tra le più belle moto mai prodotte, utilizzate anche per avere quel momento di attenzione, di gloria, di riconoscimento che non avevo in altri modi. Con gli "enta" ho cominciato a scoprire e comprendere davvero il piacere del viaggio. Dopo avere girato tutta l'Italia, la prima meta "vera" da esploratore su due ruote è stata Capo Nord, un mito per ogni motociclista. Rimasi colpito, affascinato, estasiato, da quei paesaggi meravigliosi dove il verde delle colline, l'acqua di fiumi, fiordi, ruscelli, si mischiano con i ghiacciai che colano verso il mare. L'aria fresca sul viso, il cielo così azzurro da farmi pensare lo vedessi per la prima volta davvero. Quando vidi la prima renna, il mio volto aveva lo stupore di un bimbo che apre i regali sotto l'albero. Ricordi ancora oggi che mi fanno venire i brividi, tanto che ci tornai per altre due volte in momenti diversi della vita. Poi altri viaggi meravigliosi, la penisola iberica, i paesi dell'est europeo, il medioriente...quando, scendendo da un altopiano desertico al confine con l'Iran, mi trovai in mezzo a una spianata con la vista del monte Ararat, scambiai uno sguardo con un amico compagno di viaggio e mi scesero delle lacrime. Spesso ho intrapreso viaggi in solitaria, eppure mai mi sono sentito solo, ho sempre incontrato qualcuno con il quale condividere un tratto di strada, un'esperienza, una risata, un piatto di spaghetti, nascere un'amicizia di un giorno o di una vita. La moto mi ha fatto conoscere luoghi, persone, culture e soprattutto me stesso, avvicinato alle mie emozioni. Ho percorso centinaia di migliaia di chilometri, per un'avventura andando in edicola dietro casa, o dall'altra parte dell'Europa con tenda e sacco a pelo. Ho vissuto i tempi nei quali i motociclisti erano discriminati dagli albergatori, che quando ti vedevano arrivare infreddolito zuppo fradicio dopo una giornata sotto l'acqua, ti guardavano schifati e rispondevano "siamo pieni". Grazie a molti amici dai quali ho imparato qualcosa, mi sono divertito facendo le "mattate" sulle strade di curve, ridicole esperienze in pista, prediligendo oggi le passeggiate a ottanta all'ora con casco aperto ammirando i paesaggi, sentendo i profumi. Come scrisse un caro amico "posso rinunciare al piacere di andare forte, ma non posso rinunciare al piacere di andare piano!". Quando mi sento triste o la testa è presa dai problemi, prendo la moto faccio un giro e tutto torna a sorridere, ormai lo so da tempo, è la mia medicina. Dopo un lungo ricovero, appena ho potuto fisicamente sono salito in sella e mi ha aiutato a tornare "vivo" e lo fa ancora oggi. Tutto questo ha portato anche esperienza nella capacità di guidare, si impara la sensibilità nel capire cosa può fare chi incontri, anticipare qualche errore, farne sempre di meno. Certo, molte volte ho rischiato e mi è andata bene. Come quella volta da adolescente e incosciente senza patente, ho talmente rotto le scatole a un amico che mi prestò il suo 125 per un giretto e caddi, non troppi danni, che pagai, ma mi sentii un verme, anzi un pò ancora adesso: scusa Massimo! Nell'utilizzo stesso di questo mezzo è compresa una percentuale di rischio e il concetto di bravura è puramente illusorio, non è possibile prevedere l'imprevedibile. Mi suscita molta rabbia vedere ragazzi su moto o scooter che girano in maglietta, pantaloncini corti, casco non allacciato, infradito e simili, non sanno quanto è duro l'asfalto e quanto fa male quando lo incontri, e non serve a niente dirgli qualcosa, perchè i giovani si sentono invincibili e fino a quando non picchiano il naso da soli, non ascoltano nessuno. Come facevo io. E lo fanno anche la maggior parte degli adulti, lo constato tutti i giorni nella mia attività. Sensibilizzare alla prudenza e all'uso di un abbigliamento idoneo è compito delle istituzioni, certo, ma soprattutto di noi motociclisti "datati" con il buon esempio nell'uso del buon senso! I giovani non hanno bisogno di idoli, ma di buoni esempi da seguire. Non posso scordare l'unico incidente della mia vita, quando mi ricoverarono in ospedale vicino Trento, il medico davanti a me e una spaventatissima mamma disse "ringrazi questi, se lei non è su una sedia a rotelle. Lavorerei molto meno se tutti andassero in giro così", indicando il paraschiena e la tuta in pelle.
Lunedì scorso, ancora felice per il bel giro domenicale con gli amici sui colli tra Parma e Piacenza, leggo nel social di una ragazza di soli 23 anni, della quale leggevo i commenti fino al giorno prima, che perde la vita in un incidente alla guida della sua motocicletta verde. Una ragazza normale, con un bellissimo sorriso e una sana passione per la moto, come me quando avevo la sua età. È caduta travolgendo un pedone che ha perso la vita anche lui. Poco importano le circostanze, ragioni, torti, rimane solo questa tragedia di incontenibile sofferenza per famigliari, parenti, amici e che mi fa scendere fiumi di lacrime. E allora, cosa posso dire a quella mamma impaurita che mi chiede un parere perchè il figlio adolescente le chiede di avere una moto? Solitamente le direi che avere figli è come andare in moto, si accetta una percentuale di rischio, i genitori non possono pensare di tenere i figli sotto una campana di vetro, oggi i ragazzi si appassionano al freestyle in moto, sì, quelli che fanno quei salti acrobatici pazzeschi, agli altri freestyle in snowboard o bicicletta bmx, al fuoripista con gli sci, quanti praticanti e spettatori hanno questi sport? Lo sa bene un amico che fa il telecronista proprio di queste specialità in un noto network. Escono il sabato sera con gli amici, bevono qualcosa di troppo e/o fanno tardi, si mettono alla guida e poi leggiamo ogni settimana cosa succede. È capitato, tristemente, anche nella mia famiglia. Cosa facciamo? Impediamo loro di fare qualunque cosa sia potenzialmente pericolosa, impresa impossibile salvo tenerli chiusi in casa, o cerchiamo di educarli al meglio possibile con quegli strumenti che gli facciano capire i valori della vita e poi lasciare che facciano le esperienze, perchè la Vita (V maiuscola) è la loro, e i figli non sono una nostra proprietà ma sono "Persone" che è giusto facciano la loro strada, che comunque prima o poi faranno? Francamente, in questo preciso momento, non credo di avere una buona risposta, a quella mamma posso solo raccontarle la mia passione.

Ciao Helena, eri davvero troppo giovane.

  • Comments(0)//www.carlocattaneo.eu/#post40